IPERGENITORILITA’: MA CHE D’è?

by SimoneDF
Bambini che giocano sotto una campana di vetro, sotto il controllo dei genitori con una lente d'ingrandimento.

“No, no, no…NooooOOOO! Ma che te lo devo da di’ in cinese? “

“Ma…papà, lasciami stare, lo faccio io!”

“E se poi sbagli? Meglio che te do una mano, così punto  n.1 famo prima,  punto n.2 capisci come si fa e  concentri le energie per altro.”

Ecco, se dovessi fare un discorso così ai miei figli vi autorizzo a ricoprirmi di insulti e a tirarmi i pomodori. Pomodori buoni, mi raccomando!

Già, quando uno vuole il bene e il meglio per i proprio figli, è proprio il momento giusto per sbagliare!

Non mi sono bucato col coccolino e nemmeno fumato un campo di grano. Ho soltanto letto un articolo della rivista “Mind” e  mi è piaciuto talmente tanto che sono qui per condividerla, a modo mio. Quando l’ho letto ho pensato: “Me cojo”..ehm, volevo dire: “acciminch”…scusate, intendevo dire “mannaggia alla pulcinella che figo!”

Da dover parto? Boh, ci sono tante cose da dire che devo essere bravo a fare un riassunto breve, preciso e circonciso.

Viviamo in un’epoca molto competitiva, sotto ogni punto di vista. Facendo un confronto con la mia infanzia e la vita da ragazzo, oggi siamo bombardati d’informazioni e stimoli, per la maggior parte inutili. In apparenza sembrerebbero tutte informazioni utili per andare avanti e sopravvivere in questa parte iniziale di secolo, dove la laurea è richiesta a 19 anni, con almeno 7 lingue riconosciute a livello madrelingua ed esperienza lavorativa di 10 anni.

“Ok, ma questo che cxxxo c’entra?”

C’entra, c’entra, come direbbe un noto attore di nome Rocco….c’entra sempre!

È qui che scatta la famosa ipergenitorialità. A tal proposito prendo in prestito la definizione dall’articolo in questione:

L’ipergenitorialità si riferisce al desiderio di essere un genitore perfetto per garantire la felicità e il successo dei propri figli.

Con tutte le preoccupazioni e difficoltà dei nostri giorni, è logico che un genitore voglia il meglio per i propri figli.

Farlo però può diventare un’arma a doppio taglio, soprattutto se l’intromissione del genitore nella vita dei propri figli sfocia in qualcosa che compromette il loro sviluppo e le loro relazioni a livello sociale.

In pratica l’ansia da prestazione da genitore esemplare può essere più un danno che un beneficio. Il discorso vale sempre, sia a livello scolastico che nella vita di tutti i giorni. 

Ipergenitorialità e le 3 sfaccettature di una stessa voglia di educazione

Bene, bene, bene. Dopo questa fantomatica introduzione al sapore di “ma che cacchio sta a di’ questo!” comincio la parte più divertente. Eh già, perché l’educazione dei propri figli è un pallino di tutti noi genitori. Ne ho sentite di cotte e di crude: chi ha messo in punizione i propri figli con torture in stile “Saw” solo perché non li avevano ascoltati BENE,  chi invece li ha appesi a testa in giù nel balcone, con le bistecche intorno al collo, per farli giocare con i mastini del vicino di sotto…

State tranquilli, essere un “ipergenitore” non ti porta a fare quelle cose, sono solo leggende metropolitane (spero…). La verità è che i tempi sono difficili per tutti, e avere informazioni sul alcuni aspetti di genitore può essere utile, soprattutto se fatti notare da una persona imparziale, al di fuori della nebbia della quotidianità.

Lo psicoeducatore Bruno Humbeeck ha identificato 3 volti dell’ipergenitorialità: il genitore elicottero, il genitore drone e il genitore curling.

Cominciamo con la classifica!

IL GENITORE ELICOTTERO

Il sogno segreto di ogni uomo e ragazzo: l’elicottero.
È una disciplina non semplice, quella di fare l’elicottero: devi essere bravo a fare il movimento di bacino giusto per poter far roteare…scusate, Annurchetta mi sta dicendo una cosa (pare) estremamente importante. Come? Ma che stai a di’! Ah si? Non è QUELL’elicottero? Non c’entra niente, dici? In effetti mi sembrava un po’ strano. Ahhhhhhh, ora ho capito!

Ricomincio: il genitore elicottero rappresenta quella categoria di genitori che hanno il bisogno di controllare le tutte le mosse dei figli, ma senza limitare loro la libertà. Lui/ lei pattuglia, vigila dall’alto, come un elicottero in perlustrazione, per assicurarsi che il/la figlio/a non corra alcun pericolo in sua assenza. Molto efficace la frase del citato articolo:

[…] lo invita a esplorare il mondo, ma, preoccupato per la sua sicurezza, pretende che lo faccia davanti ai suoi occhi“. 

Secondo voi, che risultato tiri fuori da un comportamento del genere? Che tuo figlio ti dirà: “Ah papà, lo sai che te dico? Che sto tanto bene a casa! Tanto c’ho er piccì (il computer portatile) per parla’ con gli amici, e pure lo smartphone“.  Lì, in una situazione del genere, il genitore elicottero precipita e il suo senso di frustrazione aumenta perché non riesce a controllare il mondo digitale in cui la sua prole naviga anzi, sguazza.

IL GENITORE DRONE

Quando si parla di droni mi viene sempre in mente mio cognato, amante dei droni. Lo so, lo so, non c’entra niente, ma questo è il mio blog e faccio come caz..spita mi pare, ecco!

Qui il genitore entra a gamba tesa (sempre in senso buono) sui zebedei del proprio figlio. Mi spiego: la preoccupazione del genitore drone non è il controllo in sicurezza, mettiamola così, ma la soddisfazione dei figli. In ciccia: vuole sempre il meglio per  loro (tanto per cambiare). 

All’atto pratico c’è un’attenzione spasmodica al primo cenno di disagio e la volontà di colmare una eventuale mancanza. Il risultato è che al figlio gli piglia l’ansia per il comportamento di mamma o papà e sta attento in maniera eccessiva ai propri comportamenti e alle sue attività/ prestazioni. Ai genitori viene l’ansia perché una ricerca del genere è estenuante, al limite dell’ossessione. I figli di genitori droni, come conseguenza, possono riscontrare difficoltà nell’essere autonomi, nello sviluppare quel senso di autonomia che deve accompagnare la crescita di ogni ragazzo o adolescente.

IL GENITORE CURLING

Questa definizione non poteva essere più azzeccata! Il Curling è un curioso sport invernale in cui lo scopo del gioco è spingere una specie di disco (che ha più l’aria di una pentola, per me) verso un bersaglio. Oltre al “lanciatore” ci sono gli altri componenti della squadra che spazzano come dei forsennati il ghiaccio davanti al disco durante la sua corsa. L’obiettivo di tale comportamento? Sciogliere la sottile pellicola di ghiaccio per modificare sia la traiettoria verso il bersaglio e che il suo scivolamento. 

Ora che vi siete immaginati la scena, associatela ad una famiglia con genitori curling. Il figlio è il disco e la traiettoria è il percorso che sta facendo, che sia della sua vita, di un’attività o altro. Il genitore curling spazza freneticamente per eliminare gli ostacoli sul percorso intrapreso dalla sua prole, con la sensazione o illusione di controllare in modo ben preciso l’evoluzione della traiettoria.

Con tutta questa pappa pronta, un figlio o una figlia, sarà in grado di affrontare gli ostacoli che la vita gli metterà sul cammino? Secondo me farà molta difficoltà, per non parlare dei genitori che rischiano di esaurirsi.

Che fare?

Partiamo da questa affermazione: nessuno è perfetto.

Tutti sbagliamo, noi come i nostri figli. Sono proprio gli errori che facciamo, che viviamo e la conseguente capacità di cercare di affrontarli e di superarli a darci una mano a crescere.

Consapevolezza di non essere perfetti e capacità di amare i propri figli, che sono unici e irripetibili proprio grazie ai loro “difetti”: vi esorto a riflettere su questo.

Amare il proprio figlio, sostenerlo nonostante i difetti (che poi difetti non sono: sono “caratteristiche di prodotto” 😉 ),  è quello che mi sento di consigliare, nel mio piccolo di padre rompiscatole e brontolone ecc.. ecc..

La cosa più difficile per un genitore è captare dei segnali, dei campanelli di allarme sia nel nostro comportamento che in quello dei figli.

Oggi come oggi è dura, molto dura stargli dietro. Non esiste una ricetta o una soluzione. Esiste la voglia di aiutarli, di studiare il loro comportamento, di capire se va tutto bene e se il motivo del loro malessere siamo noi genitori con il nostro comportamento.

Armiamoci di tutta la buona volontà del mondo, condiamola con la pazienza e l’attenzione che solo un genitore amorevole può dare e cerchiamo di essere i primi ad ammettere i proprio errori.  Soprattutto, convinciamoci che i nostri figli, come noi, devono fare le loro esperienze, anche se sappiamo che potranno ferirli, staranno male per decisioni sbagliate che prenderanno, e noi lo saremo con loro. Questa è la vita.

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